Dialoghi sulla sostenibilità – Intervista a Davide Bassano

La sostenibilità è sempre più chiamata a superare la dimensione della compliance per entrare nelle strategie aziendali. In questo dialogo, Davide Bassano riflette sulla necessità di tradurre visione e innovazione in scelte operative concrete lungo il ciclo di vita delle infrastrutture.

Dialoghi sulla sostenibilità è una rubrica di IRIDE dedicata al confronto sui temi che stanno ridefinendo il modo di progettare, gestire e trasformare le infrastrutture. Attraverso conversazioni con figure del mondo accademico, professionale e industriale, la rubrica esplora la sostenibilità come metodo di lavoro e come processo continuo, andando oltre le definizioni formali e mettendo al centro esperienze, strumenti e visioni maturate sul campo.

La seconda puntata prende avvio da una domanda chiave: la sostenibilità è un requisito o una leva strategica?

Davide Bassano, Sustainability Director del Gruppo SAVE, affronta il tema dal punto di vista dell’impresa e della governance industriale, soffermandosi sulla necessità di integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali e nei processi decisionali. Nel suo contributo, Bassano sottolinea l’importanza di competenze trasversali, dell’onestà intellettuale nei percorsi di trasformazione e della capacità di tradurre visione e innovazione in scelte operative concrete, capaci di generare impatti reali e duraturi.

 

«Le imprese che investono in sostenibilità cercano oggi competenze sempre più trasversali. Quali aspetti considera decisivi quando si affida a un partner tecnico o consulenziale?»

Quando ci affidiamo a un partner tecnico o consulenziale, riteniamo decisiva la capacità di muoversi negli “spazi tra le competenze”, integrando aspetti tecnici, gestionali e strategici. La sostenibilità infrastrutturale richiede infatti una lettura multidimensionale che unisca ingegneria, gestione dei rischi, innovazione digitale, economia circolare e comprensione dei processi decisionali. I partner più efficaci sono quelli che sanno tradurre linguaggi diversi in un quadro operativo coerente, trasformando complessità tecniche in scelte comprensibili e attuabili.

È fondamentale la capacità di trasformare la visione strategica dell’impresa in iniziative concrete, evitando approcci formali o soluzioni standard. Un partner davvero utile interpreta la direzione strategica e la traduce in progetti misurabili, integrati nei processi aziendali e coerenti con le priorità organizzative. La sostenibilità ha valore solo se diventa operatività e produce impatti reali.

Riteniamo altrettanto essenziale la capacità di essere innovatori e precursori. La sostenibilità è un terreno in continua evoluzione e richiede partner in grado di sperimentare, esplorare metodologie nuove, testare tecnologie emergenti e avere il coraggio di anticipare i temi di domani. Non basta rispondere ai bisogni attuali. Occorre offrire una visione che guardi oltre, capace di intercettare trend emergenti e tradurli in scelte pratiche prima che diventino standard di mercato. La modernità, intesa come attitudine alla curiosità e alla sperimentazione, distingue realmente un partner da un semplice fornitore.

Un partner competente, inoltre, deve saper interpretare il contesto: riconoscere specificità territoriali, scenari climatici, sensibilità sociali e vincoli regolatori. La sostenibilità richiede soluzioni personalizzate, non l’applicazione automatica di modelli replicabili.

Infine, consideriamo essenziale l’onestà intellettuale. In un ambito dove il rischio di semplificazioni è elevato, servono interlocutori capaci di evidenziare limiti, alternative e criticità. La trasparenza non è accessoria: è ciò che permette all’impresa di prendere decisioni consapevoli e realmente sostenibili.

 

«Che tipo di supporto o visione ritiene più utile per trasformare la sostenibilità in un vantaggio competitivo e non solo in un requisito da rispettare?»

La sostenibilità non è un requisito da rispettare: è un percorso di crescita. Le imprese che la interpretano come un adempimento ne riducono il significato, perché la sostenibilità non nasce per “rispondere a una norma”, ma per guidare una trasformazione culturale, tecnologica e organizzativa. È una leva per ripensare processi, alimentare innovazione e sperimentare nuove soluzioni. In un contesto instabile e ad alta complessità, rappresenta l’unico percorso possibile per rafforzare competitività e resilienza.

Il supporto più utile, quindi, è quello che accompagna nella riorganizzazione del modo di pensare e di lavorare, integrando la sostenibilità nella strategia, nelle scelte industriali e nei modelli operativi. Non servono soluzioni accessorie, ma una visione capace di incidere su materiali, tecniche costruttive, digitalizzazione, manutenzione, gestione dei rischi e degli impatti lungo il ciclo di vita delle infrastrutture.

La sostenibilità è anche un potente attrattore di persone e competenze. Le organizzazioni che la vivono come un progetto autentico riescono ad attirare talenti motivati, capaci di portare energia, entusiasmo e nuove prospettive. Un supporto efficace è quello che ci aiuta a valorizzare queste energie e a trasformarle in iniziative concrete, generando un circolo virtuoso di apprendimento e innovazione.

Un approccio competitivo richiede inoltre sperimentazione: prototipazione, test, collaborazione lungo la filiera. La sostenibilità non è lineare: richiede coraggio e capacità di adattamento. Un partner utile è quello che sa gestire questa complessità e trasformare ogni passo in un’opportunità di miglioramento.

In sintesi, la sostenibilità è una scelta strategica, non un vincolo. È un driver di innovazione, cultura e competitività, e rappresenta la traiettoria su cui le imprese si misureranno nei prossimi anni. Non esistono percorsi alternativi altrettanto credibili.