Dialoghi sulla sostenibilità è una rubrica di IRIDE dedicata al confronto sui temi che stanno ridefinendo il modo di progettare, gestire e trasformare le infrastrutture. Attraverso conversazioni con figure del mondo professionale, accademico e industriale, la rubrica esplora la sostenibilità come metodo di lavoro e come processo continuo, andando oltre le definizioni formali e mettendo al centro esperienze, strumenti e visioni maturate sul campo.
La puntata prende avvio da una domanda concreta: la sostenibilità si costruisce nei principi o nei processi?
Marco Stevanin, fondatore e amministratore di Terra Srl, affronta il tema dal punto di vista della pratica operativa e della gestione dei cantieri. Nel suo intervento insiste sull’importanza del dialogo tra soggetti diversi, sulla trasparenza nei rapporti con la committenza e le istituzioni e sulla necessità di rendere la sostenibilità parte integrante dei processi quotidiani di progettazione e costruzione.
Lavorare in sinergia fra realtà diverse comporta condividere linguaggi, strumenti e obiettivi. Qual è, secondo lei, la chiave per far funzionare davvero la collaborazione nel campo della sostenibilità?
La chiave della collaborazione è il dialogo costruttivo, fondato sulla trasparenza. Bisogna evitare di fornire alla committenza risposte solo apparentemente “a supporto”, che finiscono per piegare il settore ambientale a esigenze estranee agli obiettivi di sostenibilità. La sostenibilità richiede una visione integrata, capace di tenere insieme dimensioni ambientali, sociali ed economiche. Affrontare i problemi ambientali significa anticipare le criticità e governarle con un approccio ecosistemico, proponendo soluzioni prima che le criticità si traducano in problemi operativi.
La sostenibilità è spesso percepita come un ostacolo e invece è una straordinaria opportunità per rendere un progetto o un’opera migliore sotto tanti aspetti. È fondamentale un confronto costante anche con le istituzioni che svolgono attività di controllo e verifica. Questo contribuisce a costruire fiducia tra soggetti diversi che rafforza l’efficacia dell’intero processo progettuale e costruttivo, dal rapporto tra committente e consulenti fino alla fase operativa. L’esperienza maturata su cantieri complessi restituisce un’indicazione chiara: la collaborazione deve essere strutturale e continua, non attivata solo in presenza di criticità o sanzioni. La sostenibilità ambientale non va percepita come un vincolo formale, ma come un bene comune da governare attraverso soluzioni condivise e integrate nei processi di lavoro. La sostenibilità ambientale deve diventare parte integrante della cultura operativa, fino a tradursi in comportamenti condivisi e pratiche consolidate anche a livello di cantiere.
Quanto conta la capacità di misurare risultati concreti — dati, indicatori, performance — per dare credibilità ai percorsi condivisi?
Conta molto. È la conseguenza di un lavoro quotidiano di squadra. Il monitoraggio delle performance non può essere considerato un adempimento periodico. È un atteggiamento quotidiano in progettazione o cantiere che poi permette di darne evidenza nell’audit della sostenibilità che i grandi cantieri hanno come procedure periodiche codificate. La normativa prevede dettagliati PMA (piani di monitoraggio ambientale) o PGA (piano di gestione ambientale) che vanno applicati dall’inizio alla fine dei lavori e sottoposti a controlli periodici da parte degli enti competenti, come ARPA e Carabinieri forestali. La credibilità di un percorso condiviso si acquisisce applicando queste azioni normativamente obbligatorie ma si consolida soprattutto quando tutti gli attori coinvolti hanno chiaro che l’obiettivo è comune. Un comportamento scorretto genera effetti a cascata che ricadono su tutti gli attori coinvolti. Il senso di responsabilità è fondamentale per poter dire che un dato di performance sia solido e duraturo nel tempo su progetti o cantieri che possono durare anni.
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