Dialoghi sulla sostenibilità è la rubrica di IRIDE dedicata al confronto su come la sostenibilità stia cambiando il modo di progettare, gestire e valutare le infrastrutture. Attraverso il contributo di figure del mondo accademico, professionale e industriale, la rubrica mette al centro processi, strumenti e modelli di collaborazione.
Valeria Tirelli, Responsabile di progetto presso la BU Energia di Istituto IRIDE, lavora da oltre vent'anni nel campo del permitting ambientale. Dopo aver seguito la progettazione e la realizzazione di grandi infrastrutture viarie e ferroviarie, oggi si occupa principalmente del coordinamento e della redazione di Studi di impatto ambientale per impianti agrivoltaici, fotovoltaici ed eolici, oltre che di due diligence per impianti BESS. In questa intervista riflette sull'evoluzione del concetto di sostenibilità e sul ruolo delle reti di competenze nella diffusione delle buone pratiche.
«Negli anni la sostenibilità è diventata un terreno comune di lavoro. Quali cambiamenti concreti ha osservato nel modo di affrontare i progetti rispetto a qualche anno fa?»
Negli anni in cui mi occupavo di strade e ferrovie, la sostenibilità era spesso percepita come un vincolo, un insieme di misure di mitigazione da inserire quasi a posteriori per "compensare" l'impatto di un'opera che, per sua natura, era invasiva e rigida nel territorio. Il geologo interveniva principalmente per la stabilità dei versanti o la gestione delle terre e rocce da scavo, ma l'approccio era reattivo.
Oggi, nel settore delle FER, ho osservato un cambiamento radicale. Infatti, nei progetti attuali, la sostenibilità è il punto di partenza. Non cerchiamo più solo di "limitare i danni", ma di progettare l'impianto (che sia un parco eolico o un agrivoltaico) affinché sia integrato nell'ecosistema. La scelta del sito non è più solo tecnica o economica, ma guidata dalla compatibilità ambientale e dal contenimento del consumo di suolo. Un tempo, la gestione delle terre da scavo era un problema burocratico da risolvere. Ora, grazie anche a una normativa più matura, è diventata una risorsa. Il riutilizzo dei materiali in sito non è solo un risparmio economico, ma un indicatore concreto di sostenibilità che trova riconoscimento anche nei tavoli ministeriali. Inoltre, un tempo il "geologo" guardava il sottosuolo, il "biologo" la flora e l'architetto il paesaggio. Oggi la sostenibilità ci impone di lavorare in modo sempre più integrato e in costante condivisione, anche attraverso strumenti come il BIM: il mio modello geologico dialoga con la progettazione idraulica e con i piani di monitoraggio della biodiversità in un unico flusso digitale che riduce gli sprechi e gli errori.
«In che modo il confronto costante e la costruzione di una rete stabile di competenze possono accelerare la diffusione di buone pratiche nel settore infrastrutturale?»
Nel nostro campo, il permitting non è solo "ottenere un timbro", ma è un processo di negoziazione tecnica con enti, territori e stakeholder. In questo contesto, il confronto costante e la costruzione di una rete stabile di competenze sono fondamentali. Le leggi cambiano velocemente (penso ai vari Decreti Semplificazioni per le FER). Avere una rete di colleghi, legali ambientali e specialisti permette di interpretare le norme in modo univoco. Quando una "buona pratica" – come un innovativo sistema di drenaggio sostenibile o un protocollo di monitoraggio vibrazionale meno impattante – viene validata in un progetto ferroviario, la rete permette di traslarla rapidamente nel settore delle energie rinnovabili, accelerando i tempi di approvazione.
Quando professionisti e specialisti condividono competenze ed esperienze, presentano progetti con standard qualitativi sempre più alti e omogenei. Questo crea un clima di fiducia con i tecnici degli enti valutatori (ISPRA, MASE, Regioni). Se il "metodo" è condiviso e solido, l'istruttoria diventa più fluida. La rete di competenze funge da "camera di compensazione": si condividono i fallimenti per non ripeterli e i successi per renderli standard.
In conclusione, la mia evoluzione professionale mi ha insegnato che non esiste transizione energetica senza una solida base geologica e ambientale, ma soprattutto che la sostenibilità non è un traguardo individuale, ma il risultato di un'intelligenza collettiva applicata al territorio.
Istituto I.R.I.D.E. risulta beneficiaria del contributo in relazione all’acquisto dei servizi informatici per la digitalizzazione dell’impresa attraverso un progetto integrato al fine di aumentare la propria efficienza e competitività.
PROGETTI FINANZIATI